Ultime dal mondo
Settimana 1-6 marzo
Dopo due settimane di assenza, ecco di nuovo per voi le informazioni e i commenti sull’andamento dell’economia. Cercherò di fare una sintesi dei dati macroeconomici più significativi pubblicati durante queste settimane. Come sempre il messaggio da recepire sul livello di sostenibilità della ripresa economica è “allegro ma non troppo”.
Iniziamo con le notizie positive. Innanzitutto il settore industriale continua a migliorare globalmente e la ripresa del mercato asiatico rimane ancora vigorosa. Il livello di inflazione nell’economie sviluppate rimane ancora minimo. L’indice manifatturiero USA di febbraio subisce un calo del 2% circa, dal 58.4% di gennaio al 56.5 di febbraio. Tuttavia il dato si dimostra positivo, visto che si mantiene al di sopra del 50% (al di sotto di tale valore si hanno indicazioni macroeconomiche negative).
L’indice di acquisto dei beni durevoli di gennaio ha registrato un aumento dallo 0.3% di dicembre al 3.0% di gennaio (bene gli ordini di aeromobili e apparecchiature militari).La domanda di richiesta dei sussidi di disoccupazione segna un calo nella settimana del 27 febbraio, da 496 mila richieste a 469 mila, superando le attese degli analisti. Bisogna sottolineare però che il dato non è ancora particolarmente incoraggiante e finché la situazione del mercato del lavoro rimane stagnante, non si può essere particolarmente ottimisti.
Tuttavia, il livello di disoccupazione USA per il mese di febbraio rimane stabile (9.7%). Passiamo ora alle notizie non molto positive. La fiducia dei consumatori USA per il mese di Febbraio è scesa bruscamente, da 55.9 punti a 46.0 punti. In Germania l’indice di fiducia economica e l’indice IFO hanno segnato un calo inaspettato.
Il nostro esperto Marcello Dichiera
Settimana 8-12 febbraio
La settimana appena trascorsa è stata povera di dati macro. Tuttavia, sono stati resi noti dati che hanno influenzato l’andamento delle borse.
Ben Bernanke (presidente della FED) ha dichiarato che i tassi di interesse potranno subire presto un rialzo. Inoltre afferma che quando l’economia avrà dato segni sufficienti di ripresa, il tasso verrà alzato, per quanto riguarda l’avverbio temporale, «presto», rafforza l’idea di una banca centrale americana che si appresta a realizzare l’inizio della exit strategy.
Così facendo dunque la Riserva federale mirerebbe a ridurre la quantità di credito in circolazione allo scopo di scongiurare un surriscaldamento dell’economia e una ripresa dell’inflazione senza tuttavia agire direttamente sul costo del denaro.
Il dato settimanale USA sulla richiesta dei sussidi (jobless claims) ha registrato un calo di 43.000 unità da 480.000 a 440.000. La maggior parte degli economisti afferma che ogni decremento significativo di questo dato non fa altro che auspicare ad una ripresa (benchè lenta) del mercato del lavoro, catalizzatore chiave per il rafforzamento della ripresa economica.
Un ulteriore segnale incoraggiante proveniente dagli USA è il miglioramento dell’indice delle vendite al dettaglio di gennaio (Retail Sales), con un aumento dello 0.5% rispetto a -0.3% di dicembre 2009. Nell’ambito del dato i settori auto, accessori per la casa, giardinaggio e materiale per le costruzioni hanno registrato una flessione. Tuttavia il dato USA di metà febbraio sulla fiducia dei consumatori (University of Michigan Consumer Sentiment) ha registrato un calo dello 0.7% (dal 74.4% al 73.7%). La maggior parte degli analisti concorda nell’affermare che la debolezza del mercato del lavoro «frena» la propensione al consumo.
In Europa invece durante la settimana si era diffusa la notizia che Germania e Francia avevano iniziato dei colloqui per avviare un piano di sostegno per ridurre il livello di debito greco. Tuttavia, persistono dubbi sulla tipologia e sulla consistenza del piano di aiuti destinati alla Grecia.
Venerdì, la Cina aumenta il livello di riserva obbligatoria per le banche commerciali. Decisione presa con l’obiettivo di contrastare il surriscaldarmento dell’economia ed evitare bolle speculative.
Il nostro esperto Marcello Dichiera
Settimana 1-5 febbraio
L’indice di gennaio delle imprese manifatturiere USA (ISM MFG index) registra un incremento toccando 58,4 punti contro i 54,9 di dicembre. Il dato supera le stime degli analisti che si aspettavano invece un incremento di 1,4 punti precisamente a 55,3 punti. Nel mese sono migliorate le componenti dell’indice come l’occupazione (da 50,2 a 53,3), i nuovi ordini (da 64,8 a 65,9), la produzione (da 59,7 a 66,2) e le scorte (da 43 a 46,5). Hugh Johnson, gestore di Johnson Illington (società di gestione con sede a New York) afferma che il settore manifatturiero è in costante crescita, però il suo sviluppo dipenderà fortemente dalla domanda finale.
In settimana è stato pubblicato il rapporto sulla compravendita di case USA (Pending existing home sales) di dicembre 2009. Il dato registra un incremento dell’1% rispetto a novembre 2009. Sulla crescita dell’indicatore ha influito senza dubbio il piano per l’estensione degli incentivi fiscali per chi compra la casa.
L’indice che misura l’attività del terziario negli Stati Uniti è salito a 50,5 punti a gennaio, dai 49,8 punti di dicembre. Gli analisti, in realtà, avevano previsto un dato a 51 punti. L’indagine ha peraltro mostrato una diminuizione dei licenziamenti. Il dato relativo al mercato del lavoro è passato infatti a 44,6 punti, dai 43,6 punti di dicembre. I maggiori licenziamenti nel settore vendite al dettaglio, mentre l’indice che misura i nuovi ordini della aziende è cresciuto a 54,7 punti da 52 punti di gennaio. L’Ism servizi è un indicatore che gli economisti tengono in grande considerazione, perché il comparto servizi rappresenta circa l’80% dei posti di lavoro complessivi negli Usa.
Ulteriore delusione proveniente dai dati sulla richiesta di sussidi settimanali USA, infatti si ha un aumento di 8000 richieste rispetto alla settimana precedente. Il dato delude gli analisti andando contro le loro stime. Diane Garnick, strategist di Invesco LTD ci offre un interessante riflessione affermando che i disoccupati non aumentano il loro livello di consumo e questo significa che la ripresa economica vista fino a oggi non è sostenibile ed inoltre persistono numerose incertezze a livello globale.
Infine venerdì 5 è stato pubblicato il dato del mese di gennaio sull’andamento del mercato del lavoro. Il dato scende al 9.7% sorprendendo positivamente gli analisti che si aspettavano invece un tasso di disoccupazione invariato intorno al 10%.
Il nostro esperto Marcello Dichiera
Prospettive economiche del Fondo monetario internazionale
Previsioni, statistiche, dati. Il Fmi ha elaborato qualche giorno fa (26 gennaio, ndr.) alcune previsioni sull’economia globale (e scaricabili qui http://www.imf.org/external/pubs/ft/survey/so/2010/NEW012610B.htm).
Eccone alcune:
- Il consumo interno degli Stati Uniti continuerà a crescere, rafforzandosi inaspettatamente per le analisi degli osservatori, facendo ripartire a tutti gli effetti l’economia globale
- Si assisterà una forte crescita della domanda interna nei cosiddetti Paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), ormai a tutti gli effetti tra i principali protagonisti nel trainare la locomotiva mondiale
- Previsioni di crescita globale del 2% nel 2010. Mezzo punto (2,5%) in più nel 2011
- Ripresa delle economie dei Paesi sviluppati ancora debole e lontana dai livelli di produzione precedenti alla crisi del 2008
- Ulteriore rafforzamento dei prezzi delle materie prime dovuto alla forte domande di fonti energetiche da parte dei Paesi emergenti
- Aumento dell’inflazione dell’1,4% su scala planetaria proprio per effetto dell’impennata dei prezzi delle materie prime
Il nostro esperto Marcello Dichiera
Settimana 25-29 gennaio
L’inizio di settimana ha visto la pubblicazione del dato delle vendite delle case esistenti negli USA (Existing Home Sales) nel mese di dicembre. L’indice ha registrato una diminuizione del 16.7%, da 6.54 milioni di unità vendute nel mese di novembre a 5.45 milioni di unità vendute (le stime si attestavano intorno a 5.90 milioni di unità) nel mese in esame, disattendendo le attese degli analisti (le stime si attestavano intorno a 5.90 milioni di unità).
Le cause sono dovute alla scadenza degli incentivi fiscali per l’acquisto di case varate dal governo USA nel mese precedente. Rispetto a dicembre 2008 (4.74 milioni di unità di case vendute), mese in cui la crisi era nel pieno della sua maturità, si ha un aumento delle vendite del 15%. Una notizia positiva riguarda i prezzi delle case che si attestano intorno al +4.9% della media. Il National Association of Realtors, l’organismo che compila il rapporto, sottolinea che il rafforzamento dei prezzi è dovuto ad acquisti ripetuti.
Adam York, Wells Fargo Securities, afferma che si vedranno dei miglioramenti dei dati macro nei prossimi mesi, e sebbene abbiamo superato la crisi del 2008, il numero di case vendute non si vedrà aumentare significativamente fino a quando non ci saranno dati più confortanti provenienti dal mercato del lavoro.
L’indice di fiducia delle imprese tedesche calcolato dall’istituto di ricerca Ifo a gennaio è salito al 95.8% dal 94.6% del mese di dicembre 2009, segnando i massimi dal luglio 2008. L’indice è salito oltre le previsioni degli economisti, che si aspettavano un valore pari al 95.1%, ed è stato sostenuto dalla ripresa economica che ha spinto al rialzo le esportazioni tedesche. A marzo dell’anno scorso l’indice aveva toccato i minimi in 26 anni sprofondando a 82,2 punti. «Le aziende tedesche hanno iniziato il 2010 nel migliore dei modi», spiegano gli economisti a Bloomberg. «Il primo semestre dell’anno sarà probabilmente molto positivo grazie ad un incremento delle esportazioni».
Il dato macro sulla fiducia dei consumatori statunitensi (Consumer confidence Index) di gennaio 2010 segna un aumento rispetto al mese di dicembre 2009, infatti passa dal 52.9% al 55.9% del mese in corso, superando le attese degli analisti che avevano previsto un aumento del 53.6%. Sebbene l’indicatore segna il terzo rialzo consecutivo dal mese di ottobre, siamo ancora sotto i livelli pre-crisi economica (80%).
Gli analisti concordano nell’affermare che le previsioni per un miglioramento del mercato del lavoro hanno influenzato positivamente il dato di gennaio. Mark Vitner senior economist, Wells Fargo Securities LLC in Charlotte, North Carolina, afferma che il miglioramento del dato, seppur leggero è un dato positivo, soprattutto grazie al fatto che le condizioni del mercato del lavoro non sono peggiorate.
Fa rimanere scettici gli economisti e gli investitori il dato sul PIL (Prodotto Interno Lordo) del Regno Unito per il quarto trimestre del 2009. L’indice è cresciuto dello 0.1% ben al di sotto delle aspettative degli analisti che avevano previsto un incremento dello 0.4%. Tuttavia il dato sancisce l’uscita del Regno Unito dalla recessione. Simon Hayes, capo economista UK Barclays Capital, afferma che il dato non è per niente incoraggiante soprattutto considerando che la Banca d’Inghilterra inizierà a rallentare la politica di stimolo fiscale nel mese di febbraio.
Nel mese di dicembre, la domanda di acquisto di nuove case (monitorata dal rapporto New Home Sales) negli USA ha segnato una flessione del 7.6% rispetto al mese precedente , passando da 355 mila a 342 mila unità acquistate. Ha inciso negativamente la prevista scadenza (a fine novembre) del bonus fiscale per l’acquisto della prima casa, poi rinnovato e riaperto fino a fine aprile.
Un dato scontato è la conferma da parte della Fed (Federal Reserve) di mantenere i tassi invariati in un intervallo tra lo 0% e lo 0.25%. Si è voluto ribadire come la ripresa economica sarà moderata ed è quindi necessario mantenere i tassi di interesse vicino allo zero per un lungo periodo. Il presidente della Fed ha affermato in una nota, come ancora si aspettano dei miglioramenti significativi della situazione economica, soprattutto nell’ambito del mercato del lavoro e nell’aumento del credito per le persone e per le imprese. Inoltre ha dichiarato che la crescita della spesa al consumo è ancora moderata per l’alto livello di disoccupazione, la modesta crescita del reddito e la « stretta » creditizia degli istituti finanziari.
Deludono i dati sulle richieste dei sussidi (Jobless Claims) settimanali USA, diminuiti solo di 8 mila unità a 470 mila domande di sussidio per la prima disoccupazione, un livello giudicato ancora alto e distante dai 445 mila attesi dal consensus degli analisti.
Il dato sugli ordinativi dei beni durevoli (Durable Goods Orders) USA a dicembre è cresciuto dello 0.3% rispetto al mese di novembre, ben al di sotto delle stime degli analisti che prevedevano un aumento dell’1.6%. La debolezza del dato è dovuta soprattutto agli ordinativi dei prodotti aerei e della domanda del settore dei trasporti in generale. Commenti positivi provengono da Michael Feroli, economista di JP Morgan, il quale afferma che l’incremento del dato evidenzia un’inversione di tendenza nell’acquisto di attrezzature e inoltre, l’aumento degli ordinativi di beni durevoli si dovrebbe muovere in sintonia con l’aumento delle assunzioni.
Sale al 5.7% il PIL (Prodotto Interno Lordo) USA nel quarto trimestre 2009 collocandosi al di sopra delle stime degli analisti, che avevano previsto un aumento del 4.5%. A novembre il valore del PIL era del 2.2%. Migliora il dato sull’aumento della fiducia dei consumatori di gennaio (Chicago Consumer Sentiment Index), che passa da 72.8 punti di dicembre a 74.4 punti attuali. Alcuni economisti hanno affermato che il miglioramento di questo dato dimostra come gli effetti della ripresa di stanno trasferendo pian piano verso il consumatore.
Il nostro esperto Marcello Dichiera
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