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Tra fusioni, crac e partecipazioni. Come è nato il mito- Geronzi

Strano il destino. Tornare a Generali in veste di presidente della “cassaforte del Paese” da dove era uscito soltanto tre anni fa alla scadenza dei bond convertibili griffati Capitalia all’epoca della maxi-incorporazione di Unicredit. Quell’uscita dal Leone di Trieste la imponeva il mercato. Questo probabile rientro dalla porta principale nello scrigno mitteleuropeo dove lavorò come impiegato anche lo scrittore Franz Kafka testimonia l’ascesa irresistibile del banchiere di Marino al vertice del gotha finanziario del Belpaese.

Cesare Geronzi, 75 anni, una carriera in Banca d’Italia dove collaborò per 15 anni con Guido Carli e che abbandonò negli anni ’80 perché la sua carriera gli sembrava sbarrata da Carlo Azeglio Ciampi e Lamberto Dini, è un passo dalla nomina a presidente di Generali, finanzieri bretoni permettendo.

Antoine Bernheim, oggi al vertice del gruppo assicurativo, ha 84 anni e l’età è una condizione non contrattabile. Ecco perché sono mesi che Geronzi sta tessendo la tela per salire sul trono. Muovendo i tasselli di un puzzle complicatissimo, tra amministratori delegati, comitati di sorveglianza e consigli di amministrazione correlati tra loro. In un risiko che coinvolge piazzetta Cuccia, il Leone chiaramente, Unicredit, Bollorè e la politica sull’asse Roma-Parigi interessata e condizionata dalla partita Generali.

Ma chi è Cesare Geronzi? Cravatta blu e camicia bianca di ordinanza. Dal banco di Napoli alla Cassa di Risparmio di Roma, dal Banco di Santo Spirito fino al Banco di Roma, cassaforte del Vaticano, andreottiano doc e ora convinto berlusconiano (anche se è difficile asserire che con un pedigree così possa essere condizionato dalla politica e non sia invece un fautore delle larghe intese, D’Alema docet) Geronzi ha cambiato uffici e palazzi del potere a cadenza biennale. Ora osserva con distacco l’affollarsi dei turisti per Trinità dei Monti dall’incantevole ufficio affacciato su piazza di Spagna. Concede interviste molto raramente, seguendo l’esempio di Enrico Cuccia, di cui sembra aver rilevato fino in fondo il fiuto per gli affari e la politica del compromesso. Convinto sostenitore delle doti taumaturgiche del mercato, apostrofato un giorno in Parlamento da Beniamino Andreatta che, per il suo passato in Bankitalia, lo accusava di “manipolare il tasso d’inflazione del nostro Paese”, additandolo come “uno sconosciuto che determina il valore del cambio tra lira e dollaro”. Ma il banchiere dei Castelli sa essere camaleontico. E cambiare idea quando serve: disse in un’intervista a Repubblica del 2007 che “chi si ferma all’immutabilità del proprio pensiero compie sempre un gravissimo errore”, interrogato sul ruolo di banca aggregata di Capitalia che fuse senza pensarci su dentro Unicredit. Il senno del poi gli diede ragione. Perché Alessandro Profumo, amministratore delegato della banca di Piazza Cordusio, stava rimettendoci le penne per quell’investimento rischioso. E ora lo guarda, con un misto di ammirazione e rassegnazione, salire sullo scranno più alto della finanza italiana.

Tribunali permettendo, certo. Pochi giorni fa Geronzi è stato prosciolto in appello nella vicenda del crac Cirio. Quello Parmalat, dove è accusato per bancarotta fraudolenta, invece continua su un binario parallelo. Una macchia per il momento. Che non gli impedisce di tenere il cellulare quasi sempre spento, perché “non c’è niente che non possa essere fatto l’indomani”.

26 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Grecia si rivolge al Fmi: 20 miliardi di euro in arrivo

Il rischio crac dietro l’angolo, l’impasse dell’Europa incapace di elaborare una risposta comune davanti alle sofferenze economiche di uno stato membro, l’ipotesi tardiva di un fondo monetario Ue per sopperire alle crisi di liquidità ormai ricorrenti, le frizioni tutte francesi tra Nicolas Sarkozy e Dominique Strauss Kahn, direttore del Fmi, per venire in aiuto alle finanze greche.

Oggi una parziale conferma di un intervento di Washington, sede dell’unica istituzione economica veramente globale, l’Fmi per l’appunto, in soccorso della Grecia. Secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, citando una mail interna e riservata alla Goldman Sachs inviata dal chief-economist, Erik Nielsen, ai clienti della merchant-bank più importante del mondo (e tra i principali finanziatori del Fmi), sarebbe certo un prestito di 20 miliardi di euro per consentire al Paese ellenico di uscire dalla crisi.

Il premier greco, George Papandreou, intanto smorza gli entusiasmi. Interrogato oggi dai cronisti finanziari di mezzo mondo si è limitato a dire che “la Grecia si trova nuovamente in un momento chiave come accaduto più volte nella sua storia”. E ha lanciato una critica. neanche troppo velata, alla Ue, sottolineando come la “grande sfida di oggi è fortificare e sostenere l’eurozona e la moneta unica”. Come dire che l’esempio della crisi greca serva da lezione per il futuro.

Dal Bundestag, il parlamento tedesco, Angela Merkel ha oggi dichiarato di essere favorevole a un intervento del Fmi. Ma “preferisce – spiegando la posizione della Germania sul tema – che in una situazione di emergenza un simile aiuto sia fornito come combinazione tra il fondo monetario internazionale e uno sforzo congiunto di misure bilaterali nell’area euro”. Una sorta di aiuto “di ultima istanza a cui ricorrere quando l’accesso ai mercati finanziari è esaurito”.

Proprio in queste ore si sta tenendo il vertice Ue a Bruxelles con i capi di stato e di governo europei. E la situazione di Atene è al vertice dell’agenda politica degli stati membri. Di concerto con la necessità di “dare stabilità alla zona euro”, che in questi giorni ha mostrato tutta la sua fragilità di fronte agli attacchi speculativi dei traders. Una serie di misure che dovranno andare nella direzione di una maggiore cooperazione fra gli Stati per affrontare con celerità le prossime crisi economiche. E le finanze di alcuni Paesi non invitano certo all’ottimismo, Italia in primis.

25 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , | Lascia un commento

I sentieri delle parole tra associazioni e luoghi comuni da sfatare

La parola come interpretazione del reale. Come categoria per comprendere quello che ci circonda. Come filo logico per dare forma e sostanza a quello che leggiamo quotidianamente sul web e carta stampata. Che ascoltiamo distrattamente in radio. Che assorbiamo inopinatamente alla tv.

Parole, parole, parole è uno spazio telematico pensato accuratamente. Leggero e ironico. Che si crogiola tra il serio e il faceto, dimostrando acume e riflessione, humour e linguaggio satirico. E’ un’agorà de-strutturalista, che si diverte a smontare luoghi comuni, sfatando miti e tradizioni, facendo il verso alle credenze popolari di cui spesso abusa la gente come scorciatoia del pensiero. Un esempio? Più realista del re è una rubrica unica nel suo genere. Che l’autrice, Irene Soave, centellina per gli appassionati del web associando, sotto forma di flusso di coscienza di joyciana memoria, una serie di detti, aneddoti e considerazioni che spesso senti nei mercati e dal parrucchiere, al supermercato o al bar sotto casa.

Ma quello che più colpisce l’internauta che incontra questo blog navigando tra i mille percorsi della rete è la capacità dell’autrice di fornire spunti e associazioni mai prive di senso partendo da una key word. Facile a dirsi, un po’ più complicato a farsi. Soprattutto se collegare tematiche così diverse, spaziando dalla politica alla società, dal costume allo spettacolo, dalle cronache alla cultura utilizzando una parola ricorrente è un esercizio linguistico raffinato che porta con sè un rischio: quello di fare accostamenti pindarici senza un vero nesso di causalità. Ecco, scorrendo i post di Parole, parole, parole, ci si accorge che invece ogni notizia è collegata alla seguente, scritta con leggerezza e sobrietà, e pensata per non far perdere il filo delle parole. Un dedalo per non perdersi nel labirinto della modernità.

25 marzo 2010 Posted by | Fuori contesto | Lascia un commento

Fondo norvegese investe 18 miliardi a Madrid

Il secondo fondo sovrano al mondo per liquidità che investe su una delle piazze d’affari più indebitate del Vecchio Continente. Un paradosso in termini, ma non troppo. Perchè investire laddove la crisi finanziaria è strisciante, causata dalla bolla immobiliare che ha lasciato dietro di sè una disoccupazione a livelli sudamericani, significa creare un plusvalenza che nel medio-lungo termine può assumere i contorni di una scommessa vinta senza troppi patemi.

L’edizione elettronica del quotidiano El Pais scrive oggi che il fondo sovrano della Norvegia, secondo per capitale solo a quello di Abu Dhabi ( che ultimamente ha visto ridimensionarsi peso e credibilità sul mercato azionario mondiale), ha deciso di investire 18 miliardi di euro (su una capitalizzazione pari a 328 miliardi, circa un terzo dell’intero Pil spagnolo) nella borsa di Madrid. Una scommessa decisamente anticiclica in un periodo in cui il made in Spain è visto con timore, per effetto di un rischio-Paese che cataloga la Spagna tra le nazionali Piigs (acronimo che sta per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e appunto il Paese iberico), cioè fra quei stati a rischio per un debito troppo alto che li espone ad attacchi speculativi di qualsiasi natura. Ecco perchè se gli scandinavi scendono a “regalare” equity  comprando azioni di banche e compagnie telefoniche spagnole (attualmente Nbim, Norges Bank Investment Management, controlla già l’1,7% di Telefonica e l’1,6% di banca Santander) nel Paese della movida non si può non accoglierli con sollievo e ammirazione.

Peccato che i norvegesi facciano il gioco loro, investendo i profitti garantiti dal petrolio per garantire il sistema previdenziale e assicurare una pensione dignitosa ai propri cittadini. E agli spagnoli, indebitati da alcuni anni di “vacche grasse” dove si è vissuto al di sopra delle proprie aspettative, non resta che rallegrarsi perchè c’è chi finanzia il proprio debito e scommette sull’inesauribile vitalità di un Paese che solo trent’anni fa usciva dalla miseria e dalla dittatura.

22 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Bollorè boccia Geronzi a Generali

“E’ troppo difficile per me pensare a qualcun’altro” a capo di Generali, se non Bernheim. Parole di Vincent Bollorè, socio bretone di Mediobanca e con partecipazioni nel Leone di Trieste, raccolte oggi all’uscita dalla riunione del comitato esecutivo di piazzetta Cuccia.

Un niet, deciso e convinto, all’ipotesi che vedrebbe Cesare Geronzi, banchiere capitolino di vecchia data e berlusconiano doc, al vertice del maggiore gruppo assicurativo italiano. Ed è un deciso ostracismo alla scalata geronziana alla “cassaforte del Paese”, come viene definita Generali.

A supporto della tesi Bollorè evidenzia come “Generali abbia annunciato 24 ore fa conti eccellenti con ottime prospettive per il 2010 grazie all’equipè attuale ha saputo superare la crisi in maniera formidabile”. Un pieno sostegno all’arrocco del 84enne Bernheim al vertice del Leone, posizione che fa decisamente gola all’attuale presidente di Mediobanca, Geronzi, prima merchant-bank del Paese. E un analogo supporto ai due amministratori delegati di Generali: “Apprezzo molto Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot che sono due persone di granda qualità”, ha detto Bollorè confermando di volersi battere per l’attuale riconferma dei vertici del gruppo assurances. E una bocciatura, indiretta, a Cesare Geronzi, da ieri all’interno del Cda di Rcs Quotidiani, che controlla il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport.

19 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | 1 commento

Dipendenti Aig restituiscono 45 milioni di dollari

Il controllo ormai quasi totalmente affidato allo Stato. La pioggia di polemiche, l’anno scorso, per la distribuzione di 165 milioni di dollari di bonus ai manager della divisione finanziaria che non avevano saputo prevedere la crisi. Ora parte del “maltolto” torna alla base, dopo mesi di pressioni e un’opinione pubblica americana inferocita per una disoccupazione strisciante e miliardi di dollari impegnati dal Congresso per salvare la compagnia assicurativa più importante del mondo, Aig.

Oggi sulle colonne del Wall Street Journal, il dietrofront. Parziale, certo. Ma indicativo del clima cambiato rispetto all’epoca delle “vacche grasse” della finanza speculatrice made in Usa. Il foglio edito da Rupert Murdoch, citando fonti interne al colosso assicurativo, scrive che i dipendenti di Aig hanno restituito alla società 40 milioni di dollari, mentre altri cinque saranno recuperati riducendo le buonuscite degli ex colletti bianchi fuggiti quando la nave Aig stava affondando sotto i colpi dei derivati “carta straccia”.

Il recupero dei fondi non è avvenuto senza colpo ferire. Anzi sarebbe frutto di una lunga e complessa trattativa fra la società e il responsabile dei compensi aziendali più aiutati delle amministrazioni Usa, Kenneth Feinberg. Una piccola parte, comunque, di tutto l’ammontare promesso e non ancora restituito.

12 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , | Lascia un commento

Bruxelles pensa a fondo monetario Ue

La Commissione Europea è pronta ad avanzare la proposta della creazione di un fondo monetario europeo. A confermarlo il portavoce del Commissario Ue agli affari economici Olly Rehn: “Siamo ancora a una discussione preliminare”, ha detto spiegando che Bruxelles sta studiando la realizzazione di questo strumento con alcuni stati membri della zona euro.

Tutto ancora da formalizzare, comunque. E sarà proprio lo stesso Rehn domani a dover informare i colleghi dell’esecutivo europeo – che saranno riuniti a Strasburgo – sull’andamento delle “discussioni in corso”. La nascita di un ipotetico Fme non nascerebbe “in concorrenza” con l’Fmi, “perchè sarebbe uno strumento al quale ricorrere solo sulla base di condizioni molto rigide”, ha proseguito lo stesso portavoce di Rehn. Il caso Grecia sta facendo scuola e dotare la Ue di un fondo per limitare al minimo il rischio-default degli stati membri è un’esigenza particolarmente sentita a Bruxelles.

Molto più abbottonato Jean-Claude Trichet, che oggi ha detto di “non aver discusso del progetto Fme, nemmeno una parola”. Considerazione raccolte al termine della riunione nella sede del Bri a Basilea. Ora non resta che attendere se l’idea prenderà corpo. Per rafforzare il coordinamento e la sorveglianza delle politiche economiche degli Stati membri.

8 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento

Grecia, manifestazioni di piazza e un sindacalista aggredito

Il piano di austerity varato dal governo greco per uscire dalla crisi. I fari della Ue e del Fmi puntati sulla penisola ellenica davanti al timore-default. E le manifestazioni di piazza della gente, contraria al taglio della 13ma e della 14ma, al congelamento delle pensioni e all’aumento delle tasse sui carburanti. Oggi una decina di persone hanno aggredito Yannis Panagopoulos, presidente di Gsee, sindacato del settore privato che aveva indetto una manifestazione di protesta contro le misure economiche decise dal governo. Le condizioni di salute del sindacalista non appaiono preoccupanti, ma il fatto dà il senso delle tensioni sociali che stanno attraversando il Paese. E l’episodio preoccupa l’Europa anche in vista dello sciopero del prossimo 11 marzo indetto dalle due grandi confederazioni sindacali, Adedy (del settore pubblico) e per l’appunto Gsee.

Dalle piazze al Parlamento, i deputati del Kke (il partito comunista greco) hanno abbandonato l’aula dove questa mattina si stava votando la legge di applicazione delle misure economiche elaborate dall’Esecutivo. Una protesta che certifica la frammentazione dei partiti ellenici rispetto alle misure da adottare per uscire dalla crisi economica e per sistemare le disastrate finanze pubbliche greche.

Ecco perchè la necessità dell’emissione di bond greci, che stanno riscuotendo sul mercato un discreto successo, sono il metodo principale per iniettare liquidità nel sistema-Paese greco. In proposito anche il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che alcuni vedono al timone della Bce dal 2011 al posto del dimissionario Jean-Claude Trichet, ha detto che “le misure del governo hanno convinto i mercati”, sostenendo di fatto la politica fiscale di Papandreou. Peccato che la stragrande maggioranza dei greci sia contraria al pacchetto anticrisi varate. Secondo il sondaggio di Public Issue il 90% dei dipendenti pubblici, il 70% di quelli privati e il 68% dei pensionati si oppone al taglio della 13ma e della 14ma. Che Papandreou finisca per pagare dazio alle prossime elezioni?

5 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | 1 commento

Bbva ricapitalizza per coprire le perdite della controllata americana

Pesanti perdite da Oltreoceano. E Bbva è costretta a due aumenti di capitale per un importo totale di 711 milioni di euro per appianare il buco di bilancio della controllata americana della banca dei Paesi baschi. L’istituto di credito diretto da Francisco Gonzalez conferma le voci che da più parti si erano sollevate e che ammettevano una crisi di liquidità per una delle banche più ricche di Spagna.

Le perdite del gruppo si sono accumulate nel 2009 per un valore pari a 1.419 milioni di euro. Un buco certificato anche dal bilancio annuale presentato alcuni giorni fa alle autorità di vigilanza e che si è originato dal deteriorarsi degli “attivi finanziari” (derivati principalmente dai tassi d’interesse di mora dei prestiti erogati). Il restol’ha fatto l’esposizione della banca basca per 513 milioni di euro in subprime, più altri 13 milioni di euro di derivati “tossici”.

Ecco perchè le ricapitalizzazioni si sono rese necessarie. Soprattutto per non mettere in una situazione di debolezza l’istituto di credito proprio in uno dei mercati in cui aveva scommesso di più: gli Stati Uniti. L’altra scommessa di Bbva è la Cina. Ma qui gli affari vanno a gonfie vele, trainati dal risparmio privato del paese del dragone, che permette alle banche di avere sempre liquidità a disposizione per differenziare gli investimenti.

2 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento

Aig vende a Prudential asset per 35 miliardi di dollari

Il maggior colosso assicurativo del mondo che decide di dismettere una parte importante delle sue attività al suo principale concorrente. L’americana Aig, secondo una nota inviata alla Borsa di Londra, ha oggi deciso di vendere alla britannica Prudential i suoi asset asiatici per un valore di circa 35 miliardi di dollari.

Una mega-operazione che priva di Aig del mercato assicurativo più redditizio dei prossimi anni. Quello asiatico dove si prevede un boom di polizze assicurative, soprattutto del ramo vita, in concomitanza con il crescente invecchiamento della popolazione cinese ora con un’aspettativa di vita più alta rispetto ai decenni passati.

Il colosso Usa era stato nazionalizzato all’80% durante la crisi del 2008. Operazione che aveva fortemente indebitato il gruppo nei confronti dello Stato americano (182 miliardi di dollari ricevuti dal governo), che era stato costretto a venire in soccorso di Aig troppo esposta sul mercato dei derivati.

Per finanziare l’operazione, che ha fatto decollare il titolo Prudential del 26% sulla piazza di Londra, il gruppo inglese provvederà al pagamento attraverso contante (25 miliardi di dollari) e titoli azionari (10,5 miliardi).

Un maxi-acquisto che segna una rivoluzione epocale nel mercato delle assurances e consente agli inglesi di sbarcare nel sud-est asiatico, area che sta trainando l’economia mondiale, in attesa di quotarsi alla Borsa di Hong Kong, vero centro decisionale dei mercati mondiali al pari di Wall Street.

1 marzo 2010 Posted by | Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento